Applicazioni
Filosofia
Si desidera dedicare ai cittadini di Cosenza e provincia le più moderne competenze fisioterapiche attraverso un servizio personalizzato, in un ambiente pulito e accogliente, dove si possa trovare onestà, passione, ascolto e sostegno nel recupero della propria salute psico-fisica.
Valori
I valori e le scelte dello studio consentono di calibrare un trattamento “su misura” per ogni paziente, con sedute individuali erogate negli orari e nelle modalità più congeniali per il paziente.
Focus sul TUO obiettivo
Fin dal primo appuntamento (durata complessiva della Valutazione Funzionale 1 ora) il nostro scopo sarà capire la tua storia, le tue aspettative, le tue difficoltà, mettendo al centro il TUO obiettivo: lo scriviamo sulla cartella fisioterapica e verifichiamo di continuo insieme la strada giusta per centrarlo. Se non fosse possibile aiutarti, lo saprai sin da subito.
Alla base di tutto si pone l’umiltà e il grande rispetto per te che hai un disagio, per il tuo tempo, il tuo denaro e la fiducia che ci accordi.
Informazioni per i medici e gli altri professionisti sanitari
Cosa faccio?
- Valutazione Funzionale
- Manipolazioni vertebrali e periferiche
- Mobilizzazioni con movimento
- Tecniche neurodinamiche di mobilizzazione del sistema nervoso
- Procedure nella direzione preferenziale
- Tecniche manipolative muscolo–fasciali
- Educazione del paziente ed ergonomia
Valutazione funzionale e diagnosi fisioterapica
La valutazione funzionale è uno specifico sistema d’indagine dei sintomi-segni del paziente, attraverso il quale il fisioterapista giunge a formulare una diagnosi fisioterapica.
Essa dura circa 50 minuti e consta di:
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Anamnesi : è un colloquio col paziente fatto di particolari domande allo scopo di analizzare, tramite un ragionamento clinico ipotetico-deduttivo, i sintomi descritti e i segni rilevati.
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Esame fisico: è un insieme di verifiche e test con cui il fisioterapista conferma o contesta l’ipotesi diagnostica evinta nella anamnesi; l’esame fisico si articola in osservazione, valutazione, stima dei movimenti attivi e passivi, misurazione del gioco articolare, test muscolari, test caso specifici, palpazione, esame neurologico.
Al termine della valutazione funzionale il fisioterapista giunge alla diagnosi fisioterapica.
La diagnosi medica e la diagnosi fisioterapica sono complementari ma sostanzialmente differenti perché la prima si concentra sulla patologia, la seconda si focalizza sulle disfunzioni meccaniche e dello schema di movimento rilevate.
La diagnosi medica qualifica il quadro clinico evidenziato all’interno di una patologia, che solitamente prende il nome dal fattore eziologico o al danno strutturale che lo ha provocato; la diagnosi fisioterapica evidenzia chiaramente i deficit funzionali e meccanici presenti all’interno del sistema di movimento del paziente e permette di decidere quale struttura del corpo trattare e con quale tecnica.
Dalla diagnosi fisioterapica scaturisce il primo trattamento ad efficacia controllata e un miglioramento del paziente conferma l’adeguatezza del ragionamento clinico e della tecnica manuale applicata.
Manipolazioni vertebrali e periferiche
Le manipolazioni articolari operate dal Fisioterapista specializzato in Terapia Manuale Ortopedica risultano molto efficaci perché dirette selettivamente ai movimenti accessori dei capi articolari, la cui perdita è la principale responsabile della limitazione del normale gioco articolare e di conseguenza della sintomatologia clinica del paziente, esse sono esclusivamente passive. Le mobilizzazioni articolari classiche operate dal Fisioterapista generico operano invece più grossolanamente sul moviemto articolare.
Questi concetti sono stati focalizzati dal celeberrimo fisioterapista australiano dottor professor Jeoffry Maitland, il quale ha descritto molto dettagliatamente l’intensità delle manipolazioni articolari suddividendole in gradi e attribuendo ad esse una azione terapeutica specifica, in particolare:
Grado 1 : imprime un movimento di piccola ampiezza senza arrivare alla resistenza articolare , vicino alla posizione di partenza del range.
Grado 2 : imprime un movimento con una ampiezza maggiore del precedente, scivolando bene lungo l’escursione articolare. Può occupare qualunque porzione del range senza raggiungere la rigidità o lo spasmo muscolare.
Grado 3 : imprime come il precedente un movimento maggiormente ampio, spingendosi fino alla rigidità od allo spasmo muscolare.
Grado 4: imprime un movimento di piccola ampiezza eseguito nella rigidità o nello spasmo muscolare
Grado 5: imprime un movimento di piccola ampiezza ed alta velocità alla fine dell' escursione articolare possibile (Thrust).
Illustri ed autorevoli Fisioterapisti di fama mondiale come Robin Mckenzie hanno dichiarato pubblicamente di dover ricorrere a manipolazioni di grado 5 solo nel 3% dei pazienti trattati!
Oggi le manipolazioni articolari, a diversi gradi, sono raccomandate come forma di terapia in tutte le linee guida internazionali e sotenute da forti evidenze scientifiche, in tutte le patologie che prevedano un recupero del movimento articolare e la dove la sintomatologia clinica è correlata ad un deficit di mobilità come ad esempio le lombalgie, le cervicalgie, le varie limitazioni funzionali da osteoartrosi, le capsuliti adesive, gli esiti post chirurgici con compromissione dell’articolarità, ecc.
Mobilizzazioni con movimento
In Terapia Manuale esistono particolari tecniche di mobilizzazione articolare in cui il movimento accessorio in una articolazione è impresso e sostenuto dal Fisioterapista, mentre il paziente esegue contemporaneamente il movimento attivo in una direzione.
Trattasi delle mobilizzazioni con movimento “MWM” ideate e sperimentate scientificamente dal fisioterapista neozelandese Brian Mulligan che hanno la particolarità di essere gesto specifiche ed eseguite anche in piedi o da seduti, cioè in carico.
Tecniche neurodinamiche di mobilizzazione del sistema nervoso
Le tecniche di mobilizzazione del sistema nervoso o neurodinamiche sono particolari tecniche raccomandate nelle linee guida internazionali per il trattamento delle neuropatie con dolore irradiato come ad esempio nelle sciatalgie, brachialgie, tunnel carpale ecc. In Terapia Manuale sono il trattamento principale per i sintomi originati dal sistema nervoso periferico.
Attraverso le tecniche neurodinamiche catalogate da Butler e Shaclock si è in grado di mobilizzare specificamente i nervi periferici, in maniera indiretta utilizzando le interfacce, cioè le strutture anatomiche che contengono i nervi (arti superiori, inferiori, colonna vertebrale, capo).
Le tecniche utilizzate sono due:
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Slider, con la quale si favorisce il movimento di scivolamento del nervo durante il percorso nelle sue interfacce.
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Tensioner, con la quale si ottiene una elongazione terapeutica del nervo nelle sue interfacce.
Procedure nella direzione preferenziale
La direzione preferenziale è quella direzione di movimento che nella anamnesi e nell’esame fisico è risultata essere in grado di ridurre i sintomi e di aumentare la possibilità di movimento del paziente, ha ottenuto cioè una “centralizzazione”.
Tali procedure sono state selezionate ed organizzate organicamente in un metodo di diagnosi e terapia meccanica del rachide e degli arti, dal dott. Robin Mckenzie un grande fisioterapista neozelandese.
La ricerca scientifica ha dimostrato che tali procedure (posture mantenute o movimenti ripetuti) nella direzione preferenziale, hanno un altissimo grado di efficacia, specie per il trattamento delle discopatie della colonna vertebrale (protrusioni, ernie).
Le posture mantenute o i movimenti ripetuti nella direzione preferenziale possono ottenere il risultato terapeutico di:
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Aumento della libertà di movimento.
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Riduzione della sintomatologia.
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Centralizzazione dei sintomi: il dolore discale ha la caratteristica di espandersi dalla colonna ad altri distretti, fino ad arrivare anche agli arti. Centralizzare i sintomi vuol dire ridurre l’area di estensione del sintomo che si riavvicina via via alla colonna da dove esso ha origine, scomparendo dalla periferia.
Le posture mantenute e i movimenti ripetuti in direzione preferenziale, sono utili da associare alle manipolazioni vertebrali che restano il trattamento di prima scelta, nella terapia delle cervicalgie, dorsalgie, lombalgie.
Tecniche manipolative muscolo–fasciali
Le tecniche miofasciali sono utilizzate per normalizzare i muscoli, il tessuto connettivo e le fasce muscolari nei casi in cui la sintomatologia sia da essi provocata o sostenuta.
Esistono tante tecniche di manipolazione miofasciale, tra le principali:
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Trigger points : i trigger points sono delle banderelle tese all’interno del ventre muscolare che formano come dei nodulini nel muscolo, scatenando un tipico dolore riferito. La dott.ssa Travel e il dott. Simons sono illustri medici che hanno catalogato la sindrome miofasciale ideando un metodo di valutazione e trattamento manuale dei trigger points.
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Pompage: metodica esplorata dal dr M. Benfit, che consta di allungamento e normalizzazione della fascia muscolare.
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Massaggio trasverso profondo, studiato e descritto dal dott. J. Ciriax illustre medico ortopedico e tra i padri fondatori della Terapia Manuale.
Identificazione delle disfunzioni nel sistema di movimento ed esercizi terapeutici
Il movimento è l’azione di un sistema fisiologico i cui componenti sono i sistemi muscoloscheletrico, neurologico, cardio polmonare e metabolico. Il sistema di movimento si mantiene in equilibrio e in salute attraverso il corretto funzionamento di schemi di movimento. I pazienti con dolore muscolo scheletrico presentano numerose ed evidenti alterazioni negli schemi di movimento, per ogni disturbo lamentato dal paziente esistono uno o più errori nel modo di muoversi. Negli ultimi 25 anni la Prof.ssa fisioterapista Americana Shyrley Sharmann ha identificato e classificato gli schemi di movimento “patologici” (osservando soggetti sani e contemporaneamente soggetti portatori del disturbo), e i fattori contribuenti (studiando il perché questi siano spesso associati a dolore o si presentino come la causa). La prof.ssa Sahrmann, attraverso numerosi esperimenti scientifici, ha verificato che il recupero della precisione del movimento (attraverso il controllo motorio e la eliminazione di precisi errori codificati) è la soluzione per la cura del dolore muscolo scheletrico. Nel sistema di movimento, infatti, proprio come in un sistema meccanico, la longevità delle componenti e l’efficienza del gesto richiedono l’esecuzione di precisi movimenti. La perdita della precisione del movimento può dare inizio a modificazioni tissutali che progrediscono da microtraumi a macrotraumi, scatenando la sintomatologia. Nella attività quotidiane i movimenti ripetuti e le posture mantenute possono causare alterazioni nei tessuti tali da disarmonizzare gli schemi di movimento e causare dolore muscolo scheletrico. Individuare e le alterazioni del sistema di movimento che causano ripetuti traumi ai tessuti e scatenano il dolore, correggerle attraverso l’esercizio terapeutico di controllo del movimento, riportando il paziente ad effettuare movimenti corretti evitando dannose sollecitazioni, questa è la chiave per far guarire i tessuti ed eliminare la sintomatologia nei disturbi della colonna vertebrale e degli arti.
Educazione del paziente ed ergonomia
Una approfondita comprensione del disturbo con educazione alla sua gestione e prevenzione dei fattori causali ed aggravanti, sono elementi fondamentali da far apprendere al paziente al fine di ottenere il tanto desiderato obiettivo terapeutico, renderlo duraturo prevenendo le recidive.
Quasi tutte i disturbi ortopedici non traumatici sono influenzati o causati da schemi motori, posture mantenute, movimenti ripetuti quotidianamente e inadeguati e dannosi che causano disfunzioni e alterazioni biomeccaniche e lo scatenarsi della sintomatologia. Diventa fondamentale per il paziente lavorare su questi aspetti, modificando le abitudini della vita quotidiana.
Una attenta analisi della ergonomia del setting di lavoro (scrivania, seduta, posizione pc ecc.) è parte integrante del trattamento di Terapia Manuale e vi saranno apportate tutte le modifiche necessarie.
Tutti questi elementi della educazione e della ergonomia sono supportati da numerose ricerche scientifiche e raccomandate nelle linee guida terapeutiche in moltissimi disturbi muscolo scheletrici, in particolar modo nelle lombalgie, cervicalgie e coxalgie (per saperne di più vedi sezione metodi di cura).